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mercoledì 19 marzo 2014

Papà

Io e mio padre non parliamo molto, perché siamo talmente simili che ci basta guardarci negli occhi per capire tutto.
Auguri papà!

lunedì 10 ottobre 2011

Brandelli di felicità

A volte, dopo aver passato una bella giornata, quando il maritino dorme ed è ormai praticamente notte, sento che arriva la malinconia. Insieme ai pensieri non esattamente felici, a qualche preoccupazione, a domande senza risposta.
Come oggi. Ma siccome non voglio che spuntino le lacrime (anche perché domani sarà un luuunga giornata e non ho proprio voglia di alzarmi con il mal di testa e gli occhi da rana psicopatica), ho pensato di ovviare a questo mood molto poco esilarante concentrandomi sulle piccole cose che in questo periodo - in frazioni di attimi - mi hanno concesso brandelli di pura felicità.

Lui che mi abbraccia e mi dice "grazie" dopo aver trovato pronta una torta da condividere con gli amici.
La mattina col cielo blu intenso, il sole che splende dopo una notte di temporale.
Le frasi simpatiche di un alunno che adoro.
I baci di mamma B. quando vede delle ombre nel mio sguardo.
Lui che mi prende fra le braccia e mi stringe forte, la sensazione che non ci sia nulla di meglio del NOI.
La voce di mio padre che ride al telefono quando sente la mia.
Mia madre che vede la mia macchina e dice: "Che bella sorpresa".
Il mio cuginetto che mi sorprende in bagno mentre faccio pipì e non se ne vuole andare, perché "devo chiederti una cosa. Lo spingi tu se hai voglia il mio passeggino?".
Un libro che mi piace da morire e mi tiene sveglia la notte.
Gli sms di mio fratello.
Leggere i vostri messaggi sul questo blog.

Ok, mi sento meglio. :-)

venerdì 16 settembre 2011

Colpi di testa

Sì, sto per fare un colpo di testa. Ma non l'ho ancora fatto, perciò se pensate che io stia compiendo uno sbaglio madornale avvisatemi, please. Riempitemi il blog di commenti e la casella mail di messaggi minacciosi. Siate convincenti, perché pare che ormai la decisione sia presa. Dal mio cervello e dal mio cuore, senza che mi abbiano consultato. Io infatti sono spaventata a morte.
Dunque, non so nemmeno da dove cominciare. In realtà il pensiero mi sfiora da un po', ma fino a martedì era appunto solo uno "sfiorare". Ieri invece mi è partito l'embolo, e ho deciso in men che non si dica. Siete curiose, lo so... ecco, uff... mi riiscrivo all'università. L'ho detto. Cioè, ma roba da matti. Sono passati quasi due anni dalla mia laurea magistrale. E avevo giurato che non avrei più dato un esame in vita mia.
E però. Però a quasi due anni dalla laurea sono ancora qui, senza aver fatto molti passi avanti. Di mettere tutto nel cassetto non mi va. Ma pare che con un anno e mezzo di ulteriori fatiche io possa integrare gli esami che mi mancano per poter accedere all'insegnamento. Già. E non ditemi che il mondo della scuola è pieno di precari, perché tanto ormai va così in tutti i settori. Gli unici miei ex compagni che hanno un minimo di stabilità sono proprio quelli che hanno preso questa via. Poi magari me ne pentirò amaramente eh, che d'altronde nel mondo del lavoro, almeno in Italia, ci vuole solo una cosa: il culo. Questo sarà l'ultimo tentativo prima che mi decida ad aprire una pasticceria.
:-D Sì dai, fatemi ironizzare un po' se no piango. Son due giorni che piango. Un po' piango e un po' son contenta, perché mi sembra di aver tirato fuori le palle per riprendere in mano la mia vita lavorativa. Sono stanca di aspettare, almeno così avrò l'illusione di star facendo qualcosa. Continuerò con le mie lezioni private, sia chiaro, e darò gli esami da non frequentante. Anche un po' alla cazzo, sì, chissenefrega del voto. Mi prendo il pezzo di carta che mi serve e via. Che poi sono convinta che tutta sta faccenda dei crediti sia una boiata assurda e che uno per insegnare bene debba smazzarsi sul campo, ma va beh. Volete il pezzo di carta? Lo avrete. Ecco, questo è quello che penso quando prendo coraggio. Nel resto del tempo piango e mi dispero e mi chiedo se ce la farò.
Meno male che c'è lui, che alla notizia, detta così di punto in bianco senza che gliene avessi mai accennato, non ha battuto ciglio e ha detto: "Ok, per me va bene. Io ti aiuto, per quello che posso. Un anno passa in fretta". Lui è proprio speciale, lo so.
Domani è l'anniversario dei miei, e io per rallegrarli gli porto in dono la bella notizia. Che minimo gli viene un colpo, a tutti e due. Cioè, sti poveretti hanno visto mio fratello laureato e con un bel posto di lavoro arrivare un giorno e dire:"Io ho deciso di entrare in seminario". A 26 anni. Io a 26 anni mi riiscrivo all'università. Per fortuna che son sposata, se no si prendono un biglietto sola andata per Honolulu. E anche qui scherzo, perché in realtà ho paura della loro reazione: perché da quando si è capito che la mia situazione lavorativa non era prossima allo sblocco li ho visti spesso preoccupati. Si sa come sono i genitori, non son tranquilli finché non ti vedono sposata e con un posto fisso. Per il primo punto mi sono impegnata, per il secondo purtroppo non dipende da me. Ma nei momenti di sconforto ho avuto paura di leggere nei loro occhi:"Oddio, nostra figlia è una fallita". La figlia perfetta, quella che ha sempre viaggiato come un treno con i suoi votoni, che non ha mai perso un colpo. E adesso è una povera disoccupata, almeno per la legge. Applausone. Poi mi dispiace soprattutto per mio padre, che è uno che mi ha sempre insegnato che con l'impegno si ottiene tutto, che mi ha sempre detto:"Studia, e studia quello che vuoi, vedrai che soddisfazioni". So che soffre, per me e forse anche perché si sente in colpa. Per avermi detto cose che non si sono rivelate vere. E invece io vorrei dirgli che comunque ha ragione, perché nonostante tutto non tornerei indietro, e infatti vado avanti. Però vorrei dirglielo serenamente, non piangendo a dirotto come in questo momento. Va beh, domani si vedrà.
Ora vi ho ammorbato a sufficienza e me ne vado a letto. Vorrei anche dirvi che ho lavato il pavimento della lavanderia alle ore 00.00. Così, giusto per distrarmi.

Lo so che vi chiedete donde sia venuto sto colpo di testa. E' successo che ho mandato una mail a un mio ex prof, coordinatore di facoltà, chiedendogli quanti crediti della specialistica potevano tenermi buoni. Giusto per sapere. E lui mi ha risposto 66, cioè più di un anno di studio. Gli ho risposto tante grazie, che era una bella notizia, ma ci avrei pensato per il prossimo anno visto che ormai le iscrizioni eran chiuse. E invece lui mi ha detto che fino al 30 novembre c'è la possibilità dell'"iscrizione tardiva", quella per i tardi come me, in sostanza. Mi è sembrato un segno del destino: vai Imperfect, questo è il tuo momento, prendilo al volo!
Avrò ragione?! Lo scopriremo solo vivendo... -.-'

venerdì 5 agosto 2011

La genetica

E niente, rientro da una serata con le mie due amiche-amiche del liceo, e pure loro mi hanno detto che mi trovano un po' tiratina eh. Qui c'è un bisogno di ferie che non vi dico fanciulle. Ma stringiamo i denti. 2 SETTIMANE.

Detto ciò, volevo fare una smelensata delle mie.

Stamattina ho finito di leggere con il mio alunno Y. "L'amico ritrovato" di Fred Uhlman. Gli ho spiegato il significato del titolo, il fatto che il protagonista ritrova il suo amico non in senso fisico ma in senso morale, perché scopre che si era pentito di aver appoggiato Hitler al punto di morire dopo aver complottato contro la sua vita. Spiego e m'infervoro, m'infervoro e mi vengono le lacrime agli occhi. Ok, mi do un contegno e riparto.

Dopo pranzo faccio una visitina ai miei e mio padre mi chiede se ho mai visto il film "Il pianeta delle scimmie". Rispondo di no. Inizia a raccontare. Racconta di questi uomini ritenuti inferiori dalle scimmie e bla bla bla, poi del loro ritorno sulla Terra, della Statua della Libertà semi-distrutta... E gli scende una lacrima.

Poi a me vengono i parallelismi. Mi dico che c'abbiamo proprio lo stesso gene. 
Lui è uomo e io son donna. Abbiamo 37 anni di differenza. Ma in molte cose siamo straordinariamente uguali.

Lacrimuccia.

mercoledì 16 marzo 2011

Momento catartico

Vi è mai capitato di guardare un film e di immergervi a tal punto da utilizzarlo per ripensare a un sacco di aspetti, passati-presenti-futuri, della vostra vita e della vostra società? A me sì, ieri sera. Su Canale 5 davano Australia. Non avevo mai avuto occasione di vederlo, né mi premeva farlo, però c'era ben poco altro di interessante in TV. Dopo l'inizio in cui ho faticato a star dietro alla trama, mi sono lasciata prendere sempre di più. E ho cominciato ad agganciare riflessioni su riflessioni. Come "Ma non è possibile che l'uomo voglia davvero fare la guerra, che possa anche solo lontanamente ritenerla vantaggiosa". Non è un pensiero buonista. Anch'io rido quando le aspiranti modelle dicono che il loro massimo desiderio è la pace nel mondo. Ma vaff. va.
La mia era una considerazione che scaturiva dalle immagini del film e davvero ci pensavo ed ero sbigottita, non riuscivo a trovare nemmeno mezza motivazione valida: già al mondo le tragiche fatalità succedono, andarsele a cercare mi sembrava (e mi sembra, eh)totalmente assurdo. La cosa particolare è che la sentivo espodermi dentro tutta questa assurdità, come se fosse impossibile anche solo immaginare un punto di vista diverso.
Ho ricordato la mia infanzia, i momenti belli e quelli brutti, e poi quanto i miei genitori siano stati e siano tuttora importanti per me. Ho sentito dentro tutto quell'amore che provo per loro e che a volte rimane sepolto sotto la marea di cose da fare. Mi sono sentita in colpa per quando liquido velocemente mia madre al telefono. E per quando rispondo male a mia suocera. Per quando lascio prevalere la fretta.
Ho rivissuto gli inizi del mio amore con il maritino, i primi baci e tutte quelle emozioni frizzanti tipiche dell'innamoramento. Adesso il nostro è un sentimento decisamente più maturo e profondo, ma il fascino dei primi tempi non si dimentica.
Ho empatizzato con i nativi, che si sono visti strappare la terra e la cultura, che non potevano entrare nei locali dei bianchi. E' una cosa straziante, se ci si pensa. E' riaffiorato in me il dolore di certe esclusioni, sia subìte sia attuate.
Insomma, ho fatto una full immersion di emozioni che mi ha visto - come sempre in questi casi - versare un mare di lacrime. Proprio di gusto. Questa funzione catartica dei film e dei libri mi ha sempre affascinato. Giuro che quando sono andata a dormire ero uno straccio, anche se sapevo che tutto quel riflettere era stato solo positivo. Stamattina ho ancora le guance un po' rosse. ;-)

Bene, dopo questo post un po' inutile, voglio concludere con una frase tratta dal film (echevvvelodicoafffare) e che - come sempre anche in questi casi - ho raccolto come un altro degli inviti subliminali, dei segnali che tutto ciò che ho intorno mi dà per spingermi a coltivare i miei sogni:
"Una cosa io so. Raccontare storie è la cosa più importante di tutte. E' così che le persone restano dentro di te. Per sempre".

Ditemi: è o non è stupenda?!

giovedì 20 gennaio 2011

Di tutto un po'

La mattinata non è iniziata nel modo migliore. I postumi della crisi sono duri a morire, e per giunta mi ritrovo in piena sindrome pre-mestruale (di già?! ;-) I miei 28 giorni trascorrono sempre in un lampo!!).
Ieri il papino mi fa: "Sono preoccupato per il tuo lavoro" (leggi: per il tuo non-lavoro). Non dirmelo papà, ti prego. Se smettete di crederci pure voi è finita.
Per combattere il malumore mi sono data alla cucina. Una torta salata mozzarella/zucchine fritte/podori come sorpresa per il maritino. Niente male devo dire. Se va tutto a rotoli mi riciclo come cuoca. :-D
J., simpaticissimo alunno che adoro, dice che sulla sua moto nuova vuol mettere uno striscione con scritto "I. forever". Chiaramente, lo adoro sempre più.
Y., l'alunno del genocidio ;-), mi ha sfiancato con 3 ore di scienze. Credevo che non sarei sopravvissuta.
Mister X, direttore di una rivista che quest'estate mi ha affidato, bontà sua, l'editing di un romanzo, stasera mi ha chiamato. Sembra voglia riallacciare i contatti. FiNgErS CrOsSeD.
Il maritino dice che ce la farò. E se lo dice lui, un po' gli credo. :-)
Dice anche che i jeans che ha preso puliti dall'armadio hanno una macchia marroncina. Guardo. E' una macchiona: leggera ma estesa. Mi chiedo come stirandoli non me ne sia accorta. Riguardo. La macchia ha qualcosa di familiare. Capisce anche lui e fa l'espressione colpevole. Sembra la zampa di un cane. Il nostro.
Il maritino è pieno di pregi, ma ancora non afferra che spupazzarsi la peste con indosso i jeans chiari puliti non è esattamente una mossa intelligente. Cercare di scaricare il barile sulla mogliettina lo è ancor meno. ;-)