Sarà che è stato un bellissimo week end. Con un matrimonio che ci ha molto coinvolti per il rapporto stretto che abbiamo con gli sposi. Un matrimonio dove abbiamo (ehm... HO) pianto, parlato, riso, mangiato, ballato, ballato e ballato (ve l'ho detto che io e il maritino siamo due "provetti" ballerini di liscio?!?). Una giornata di pausa dalle lezioni - finalmente l'occasione per tenermi un sabato libero -, di pausa dalla vita quotidiana, di pausa dai pensieri. E poi una pettinatura un po' diversa dalla solita (che io, con i capelli, proprio non ci so fare), un vestitino niente male, una paio di scarpe tacco 11. E quella sensazione di felicità, perché lui continua a guardarti. E ti dice che sei bella. Ci vogliono le giornate così. Avrei davvero voluto che non finisse mai.
Poi...
La mattina della domenica dedicata al sonno, con le sue carezze, i suoi baci, i "ti amo" sussurrati.
La domenica pomeriggio in allegria, con la visita dei neo-sposi e i ricordi del viaggio di nozze (nostro) in previsione dell'imminente partenza per New York (loro... mannaggia!!).
Cioè, poi ti chiedi perché alla sera c'hai la depressione. Eccheccazzo.
Però oggi, con il riprendere dalla routine, ho scoperto come ovviare alla sindrome di cui sopra. Ho sviluppato il "pensiero dissociato". Stirare e ricordare il giorno del mio matrimonio, fare una traduzioncina dall'inglese per mio cognato e rivivere i giorni in America, dove parlare in inglese era questione di sopravvivenza, fare lezioni su lezioni e immaginarsi a New York. Ah, NY... come una città sa rimanenrti nel cuore. Io, solo a pronunciare il suo nome, mi sento diversa.
Ok, per oggi lasciatemi credere di essere là. ;-)