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martedì 21 gennaio 2014

Sul lavoro, sulle mamme, sulle mamme al lavoro

Nei giorni scorsi ho letto diversi post che hanno risvegliato in me parecchie riflessioni. Scomposte, a volte contraddittorie, a volte più simili a veri e propri moti di indignazione.
Mi è tornato in mente un episodio che risale a più di un mese fa e che voglio raccontarvi, perché fa bene al cuore. Il secondo sabato di dicembre abbiamo fatto un open day a scuola, che ci ha impegnato l'intero pomeriggio; la sera era prevista una cena tra colleghi, a cui sono stati invitati anche gli studenti più grandi, ai quali avevamo chiesto un aiuto nell'organizzazione dell'evento. Ero combattuta sul partecipare o meno alla cena: già lavorare il sabato pomeriggio mi avrebbe tenuta lontano dal mio bambino, e visto che l'week end voglio sia dedicato soprattutto a lui non mi andava l'idea di non vederlo fino alla domenica mattina. Avrei potuto lasciarlo col papà, ma per quella sera anche lui era impegnato in un concerto. Così, dopo vari tentennamenti, ho deciso di partecipare, ma portandomi dietro il pargolo. Il maritino me l'ha portato a scuola verso le 18.00 e, dopo essere stato coccolato da vari colleghi, è venuto con me al ristorante. Certo, un bimbo di 18 mesi non è esattamente "contenibile" e tenerlo seduto ad un tavolo per più di un quarto d'ora è praticamente impossibile. Questo vuol dire che ho passato molto tempo della cena in piedi, perdendomi stralci di conversazioni, e che alle 22.00 ho salutato tutti perché per il pupo era giunta l'ora della nanna. Non nascondo che, tornando a casa, mi sono chiesta se avessi fatto bene a partecipare: molte colleghe mamme non sono venute, altre invece hanno lasciato a casa i figli. Ero l'unica col bimbo al seguito. Mi sono chiesta se gli altri l'avessero visto come una "palla al piede". 
Cosa c'è di bello in tutta questa storia? C'è che la sera dopo ho ricevuto un sms del Preside, giovane, rampante e senza moglie e/o figli. Diceva più o meno così: "Grazie per essere venuta ieri sera con il tuo bimbo. È stata una bella testimonianza anche per i nostri ragazzi vederti in veste di mamma oltre che di professoressa". Che dire, è scesa qualche lacrima. Ho ringraziato il Cielo per aver la possibilità di lavorare con un capo così lungimirante. D'altronde, ha deciso di assumermi con un figlio piccolissimo senza battere ciglio. La morale? Spesso noi donne siamo costrette a vedere i nostri figli come "palle al piede" perché qualcuno ci fa credere che sia così, invece dobbiamo abituarci a vederli come grandissime risorse. E a vederci come portatrici di valore aggiunto anziché costrette a dover dimostrare che NONOSTANTE l'handicap della mammitudine siamo ottime lavoratrici.

Ecco perché questo post di Domitilla Ferrari mi ha fatto arrabbiare tantissimo (come altri in passato), quasi che la donna debba, per essere una lavoratrice doc, passare un numero spropositato di ore fuori casa, ammazzarsi di fatica senza lamentarsi in nome di chissà qualche carriera. Come se le donne che fanno il proprio dovere senza però voler rinunciare a passare parte della propria giornata con i figli siano pretenziose, anzi addirittura la causa stessa della "svalutazione" della donna nel mondo del lavoro! Ricordo un post di Elasti in cui raccontava che nella redazione del suo giornale erano arrivati i grandi capi di alcune nazioni estere e... Sorpresa! Alcuni erano donne e lavoravano part-time. Eh sì, donne manager senza per forza sgobbare 12 ore al giorno. Senza giocare l'alibi del "se alcuni papà lo fanno, perché non posso farlo anch'io che sono mamma?". 

domenica 22 dicembre 2013

Chi non muore...

...si rivede! Mi sento terribilmente in colpa per aver interrotto di colpo gli aggiornamenti, ma sono stata risucchiata dal vortice scuola/casa/pupo e, anche se leggo sempre tutti i blog a cui sono affezionata, proprio non mi andava di scrivere un nuovo post!
In vista delle feste (e delle benedettissime ferie) vi aggiorno un po':
  • Minutino: ormai ha un anno e mezzo e... è un capolavoro! Dice qualche parolina, ci fa gli scherzi e si nasconde, ride come un pazzo, mi corre incontro abbracciandomi quando rientro dal lavoro... Al nido si comporta benissimo e si è inserito in fretta senza il minimo trauma... Ha i suoi amichetti e gioca come un bimbo più grande della sua età! Purtroppo è sempre soggetto al catarro, ma non ha più avuto bronchiti... Speriamo!
  • Università: no comment. Mi manca l'ultimo esame, ma non so davvero quando riuscirò a darlo è, devo essere sincera, non ci voglio nemmeno pensare.
  • Lavoro: sono veramente contenta! È un ambiente molto stimolante, giovane, dove tra colleghi si collabora e ci si scambia opinioni... Essendo una scuola professionale è frequentata da ragazzi parecchio vivaci, anche per problemi familiari alle spalle che non danno tranquillità, quindi cerchiamo di prendere in mano il ragazzo nel suo complesso, non solo dal punto di vista scolastico, ma anche educativo... Bello! Certo, se sento qualcuno dire che gli insegnanti non fanno un ca..o lo strozzo così, su due piedi... Insegno dal lunedì al venerdì per 5 ore al giorno, ho chiesto di entrare sempre alla seconda ora per portare con calma il bimbo al nido e quindi me le faccio tutte filate (e se mi chiedono qualche supplenza le ore diventano 6)... In media 2 volte a settimana mi fermo anche al pomeriggio, il che vuol dire che la scuola finisce alle 14.30 e mangio qualcosa al volo o mi faccio bastare il panino dell'intervallo per ricominciare con colloqui, riunioni varie o corsi d'aggiornamento... Nell'ultimo mese ho mangiato spesso davanti al computer causa pagelle e programmazioni varie... È vero, se non mi fermo nel pomeriggio sono a casa per le 3, ma a parte il fatto che di solito 2 volte a settimana ricomincio subito alle 3 con le ripetizioni per non togliere tempo al pupo quando si sveglia, non è che il lavoro dell'insegnante finisca a scuola... Ci sono le lezioni da preparare, le mail d'aggiornamento con i colleghi su fatti accaduti di cui non si è avuto tempo di parlare di mattina, le verifiche da "inventare" (divise per alunni senza problemi, alunni dsa e alunni h) e poi da correggere (ne ho 75 da correggere in queste vacanze!!!)... Questo vuol dire che in media lavoro 2 ore la sera, messo a nanna il pargolo, e almeno 3-4 ore nel week end... Non si stacca mai con la testa, anche perché se tieni realmente ai ragazzi, i loro problemi te li ricordi in ogni momento... Poi certo, se volete dire che è un affare d'accordo, ma non perché non si fa niente... Perché, se fatto con passione, è il lavoro più bello del mondo! ;-)
Ne approfitto per farvi tantissimi auguri per il Santo Natale ormai alle porte... Chiedo per voi è per me solo tanta serenità! :-)


lunedì 2 settembre 2013

3-2-1... VIA!!!

Domani sarà un nuovo entusiasmante e terrificante primo giorno di scuola. Dall'altra parte. C'ho una tachicardia che è già bello se supero la notte. Ansia ed eccitazione si mescolano, ma credo non sia niente in confronto a come mi sentirò la sera dell'11, ovvero la sera prima di sedermi in cattedra con una classe davanti. OHMAMMASANTA.

Stamattina il pupo ha fatto il suo ingresso al nido. Sì, lo so, doveva iniziare mercoledì scorso, ma dato che a noi piace il brivido al mare si è beccato la broncopolmonite e abbiamo rimandato (e siamo andati al mare per rafforzargli i polmoni eh, che affarone). Non vi dico l'angoscia, sia per la malattia sia per il dover rimandare l'inserimento. Ma lui è forte e coraggioso, e stamattina non ha speso nemmeno una lacrima, mentre a me è spuntato un herpes istantaneo sul labbro non appena l'ho lasciato; e l'herpes mi viene una volta ogni morte di Papa, per dire. Nella prova di maturità, Minutino 1 - Mamma 0. ;-)

Bene, non ho la lucidità per aggiungere altro. Se sopravvivo ci aggiorniamo.

giovedì 25 luglio 2013

Nella vita bisogna scegliere: che fatica però!!

Sono settimane che cerco di partorire questo post... ma adesso direi che è proprio giunto il momento!
Quello che vorrei dire l'ho un po' riassunto nel titolo: sono anni che aspettavo questa occasione, ma nell'arrivare mi sono resa conto che implicherà alcune (sofferte) rinunce. 
Ebbene sì, firmerò un contratto di quelli seri e dall'1 settembre sarò ufficialmente una professoressa di scuola superiore. È successo che una mia amica, insegnante di sostegno in questa scuola privata, a fine giugno mi ha chiamato dicendo che cercavano un'altra figura per il sostegno e mi ha chiesto se ero interessata. Ho detto sì, e nel giro di 48 ore ho fatto il colloquio e mi hanno detto che ero "a bordo". E pare che il direttore sia stato ben impressionato, così anziché affidarmi solo il sostegno mi ha assegnato anche la cattedra di Lettere in due prime, che significa più di metà del mio orario come prof. di classe. E quindi... OHHHH, FANTASTICO!!! Però... però questo questo vuol dire salutare la maggior parte dei mie amati alunni di ripetizioni, perché avrò anche alcune ore pomeridiane e non sarebbe fattibile lavorare 10 ore al giorno visto che vorrei godermi ancora un po' il mio bimbo... il bimbo, appunto. Che sta quasi sempre con me, spesso anche mentre faccio lezione, e nonostante lo stress che questo comporta mi fa sentire serena. Che fa i pisolini e si sveglia sempre vedendo il mio viso. Buuuuaaahhh... già dopo queste righe sono in depressione. :-(
Dopo varie riflessioni, elucubrazioni mentali allucinanti ecc. ecc., la decisione definitiva sembra essere la seguente: il pupo andrà al NIDO la mattina, se tutto va bene portato da me, e verrà ritirato dai nonni a turno, con i quali starà due/tre ore, fino al mio arrivo, che a occhio e croce dovrebbe essere verso le 4 (i dubbi sono dovuti al fatto che non ho ancora l'orario definitivo e non so bene le ore che mi spettano, specie quelle pomeridiane; quando firmerò il contratto saprò qualcosa di meglio).
Ora, detta così sembra una cosa facilissima e bellissima (?), in realtà ci sono stati vari ripensamenti dovuti al fatto che, in effetti, mentre i miei genitori la mattina lavorano e quindi in ogni caso non potrebbero tenermelo, tranne forse una mattina a settimana, i miei suoceri sarebbero tecnicamente disponibili. Qui al paesello al nido ci vanno solo i poveri bimbi tristi e privi di nonni, quindi la nostra sembrerà una decisione assurda (già mi immagino le voci). Il fatto è che:
1. in inverno i suoceri se ne vanno all'altro capo del mondo 2/3 mesi dall'altro figlio, quindi in ogni caso in quel periodo sarei scoperta, con conseguente cambiamento di equilibri per il pupo, che dovrebbe subire una nuova riorganizzazione;
2. avendo frequentato vari corsi pre e post parto, ho avuto modo di parlare con una psicologa e varie altre mamme, e mi sono convinta sempre di più che lasciare il bimbo troppe ore con i nonni non è il massimo della vita: ok, il nido costa e i nonni sono gratis, ma preferisco che mio figlio, che già è molto attivo e intraprendente di suo, frequenti altri bambini e faccia attività che lo lascino socializzare, piuttosto che cresca con soli adulti che lo viziano a go-go;
3. effettivamente, la vera ragione sta nel fatto che non voglio lasciare il pupo con mia suocera per troppe ore; è di indole invadente e finora se n'è stata nel suo perché ho sempre saputo arginarla, avendo io un bel caratterino ;-). Lasciarle il bambino tutti i giorni, però, significherebbe lasciarla spadroneggiare troppo, cosa che non posso accettare. Chiaramente, credo che non la prenderà benissimo, ma la mia decisione è questa. Il maritino in realtà avrebbe voluto rimandare il nido a gennaio, e fare alcuni mesi di transizione adesso, ma poi ha capito che io non sarei stata serena ed ha acconsentito ad iniziare subito a settembre.
Tra l'altro, in questo modo, riusciremo a fare una decina di giorni di inserimento, cioè, essendo ancora in ferie, potremo accompagnare noi il cucciolo i primi giorni e lo lasceremo solo due ore, in modo che si abitui all'idea. Mi sembra una buona cosa, ma a gennaio non riusciremmo perché il nido riapre il 7 e quindi entrambi lavoreremmo. 
Voi che dite? Vi sembra una scelta saggia? Il nido è formato famiglia, con solo 4-5-6 bimbi, quindi non affollato, con un'educatrice-mamma che si occupa di tutto e prepara da mangiare in casa, e con molta flessibilità: in pratica, se un pomeriggio dovessi avere bisogno, posso lascialo qualche ora in più senza problemi, e a fine mese vengono conteggiate le ore: più se ne fanno e meno si paga all'ora. Comodo è comodo, non c'è dubbio. Ma sarà la scelta giusta?! O_o

mercoledì 30 maggio 2012

Pensieri sparsi

Ho dieci minuti di tempo prima di mettermi a studiare, ma voglio assolutamente aggiornarvi... Vi lascio questa sorta di Zibaldone, vedete se riuscite a districarvi un po' ;-) :

-il primo esame, letteratura italiana, è andato... un 29 sudato di notte e negli interstizi di tempo, che mi ha fatto pensare che tutto sommato non ho perso smalto;
-ieri io e il maritino abbiamo festeggiato 2 ANNI di matrimonio, e ho passato la giornata con l'umore alle stelle;
-oggi ero già più incazzosa, ché martedì c'ho il secondo esame e sono in corsa contro il tempo;
-il pupo pesa 1,6 kg e io 9 kg in più;
-i miei alunni hanno verfiche fino all'ultimo giorno utile e stanno esaurendo i miei neuroni, ma comunque ho deciso che li amo tutti (o quasi) per le soddisfazioni che mi stanno dando;
-anche una ritardataria cronica come me ha preparato - non si sa come - una sorta di corredino: Minutino vanta 5 body, 5 tutine, 8 paia di calzine e un numero imprecisato di bavaglie... insomma, per lo meno l'indispensabile per l'ospedale;
-io ho ben 6 super sexi mutande di rete e un pacco di assorbentoni che solo al vederli mi mettono angoscia;
-mi è venuto il feticismo della pancia, e appena sono sola me la guardo tutta incantata, anche se è enorme (PS: le presunte SM-GL-ATU-E paiono scomparse, beate creme!!);
-mi sono iscritta al corso preparto e ieri ho fatto la prima "lezione": trovarsi tra panzone è una cosa simpatica e carina;
-c'è gente che ancora non si rassegna al fatto che non vogliamo sapere il sesso del baby e io godo sadicamente per la loro smodata curiosità, che supera di gran lunga la mia;
-a tutte le donne incinte crescono le tette, a me no. Affronto la cosa con malcelato disappunto;
-sogno le 3/4 settimane di riposo che mi aspettano appena lavorerò un po' meno e smetterò di studiare.

Tempo scaduto!! Un bacione!!

domenica 6 maggio 2012

Del mio rapimento alieno e altre storie

Ebbene sì, ci sono ancora!!
Come ho accennato nel titolo, NON CI CREDERETE MAI, ma gli alieni mi hanno tenuto parecchio impegnata in questo mese... sìsì... Tutto ciò che raccontano a Mistero è VERO!!!
Ah, non attacca?! Ok, diciamo che sono stata parecchio impegnata... e lo sono ancora, in realtà... Del tipo che per fortuna la gravidanza mi fa prendere tutto con filosofia, altrimenti sarei già vittima di una potente nevrosi! ;-)
Per cominciare negli ultimi mesi ho ricominciato a collaborare seriamente con quella rivista per cui avevo già fatto altri lavori: correzione di bozze in generale, ma ho fatto anche un'intervista per un articolo tutto mio... non potevo rinunciare a questa opportunità, no?
Poi i miei soliti alunni, che ovviamente non posso abbandonare perlomeno fino a quando sarà finito l'anno scolastico... e devo dire che anche loro ce la stanno mettendo tutta, sono molto orgogliosa!! :-)
E non dimentichiamo che ho avuto la folle idea di reiscrivermi all'uni... non essendo una tipa esigente ho giusto programmato di dare 3 esami in questa sessione, roba che ancora un po' e partorirò in cattedra :-D...
Nel frattempo la panza avanza, anche se per fortuna sto bene... Solito prurito e un po' di mal di stomaco, ma per il resto nessun disguido... A forza di creme e oli sono persino scomparse le odiate sm-gl--t-re, o almeno così sembra... forse sono rimaste molto sottili, mah, MISTERO! :-D
Ogni tanto mi chiedo se io non sia terribilmente indietro con tutti i preparativi, tipo che il baby al momento vanta un meraviglioso guardaroba di 5 body e 3 paia di calzine... e BASTA. E io non ho uno straccio di camicia da notte utile, né le fantomatiche e orrende mutande di carta che non so nemmeno a cosa servano, né niente di niente.
Ma sopravviveremo, of course.

mercoledì 15 febbraio 2012

Allarme SM-G---TU-E

Perché certe parole è meglio non scriverle, eh. Che solo a pensarle fanno venire l'orticaria. Ecco, appunto. Da quando sono incinta una non meglio identificata orticaria/dermatite/pruriginosite mi ha tormentata non poco. Ma le SM-G---TU-E no però... dai caxxo... si può esser volgari?!? :-( Io NON LE VOGLIO!! Perché la natura dev'essere così stronza con noi donnine?! Buuuuuuuuuuuuuuuuuuu... Voglio essere capricciosa e dare tutta la colpa agli ormoni!!! Potrò tornare a mettermi il bikini?! Senza essere indecente, intendo. Ecco, non che io abbia un fisico perfetto, però dignitoso... Riguardo le foto del mare e sospiro... A me sta cosa di ritrovarmi con la pancia molle e fatta a fettine proprio non mi va giù, ve lo dico. Chi mi consola?!? Sui libri trovo solo simpaticissime frasi tipo: "Le SM-G---TU-E? Sono inevitabili, a meno che tu non sia molto, MA MOLTO, fortunata". Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhh!! Ok, da quel che posso veder già adesso pare io non sia fortunata. Quindi?! A nulla può la crema Collistar da 40 e passa euro, a nulla può il puzzolentissimo olio di mandorle? Spalmarsi 3 volte al giorno non basta?! -.-' In più c'è gente che mi racconta cose tremende sulle pance di madri/amiche/sorelle, che si presentano orrendamente decadenti e incredibilmente deturpate dopo il parto... Ma è proprio così?! Oddio!! Io soffro, ve lo dico. Chi mi consola?!? :-(

Ok, lo so che sembro una pazza, ma ho passato le ultime 2 settimane tra alunni, bozze da correggere agli orari più strampalati, prima fase dello studio pre-pre-esami... Non è che possono arrivare anche le SM-G---TU-E, cioè, non è giusto... no?!

PS: sopra, la mia pancia... prima... Buuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!! ;-(

martedì 27 settembre 2011

Del doman non v'è certezza (ma dell'oggi, un po', sì)

Quello appena trascorso è stato un buon week end. Ho rivisto varie persone che mi fanno stare bene, ho sentito di essere capita. Non c'è niente di meglio che sentire qualcuno che esprime i tuoi stessi pensieri esattamente come tu li hai pensati. Venerdì sera sono uscita con alcuni ex compagni delle superiori, quelli con cui anche se sono passati 7 anni dal diploma ti sembra ancora di condividere le giornate, tanta è la confidenza che è rimasta. Tutti studenti con ottimi profitti, ora precari/precarissimi. E c'è questa mia amica psicologa che si è appena iscritta alla scuola di specializzazione e fa i miei stessi identici ragionamenti. E' sufficiente per tornare a casa verso le 2 cantando a squarciagola con il mio I-Pod tarocco nelle orecchie.
Sabato sera invece grande trasferta a Milano di tutta la maritino's family, noi+zii+cugini a trovare l'unico zio+cugino fuori provincia. Pizzata in compagnia e giretto sui Navigli, chiacchiere e sorrisi. Anche sentirsi una famiglia ha grandi lati positivi sull'umore.
Per concludere in bellezza, domenica sera cenone a casa Imperfect con (quasi) tutti gli ex compagni di università. L'incertezza sul futuro, condita da aneddoti e risate, fa un po' meno paura.

Nel marasma di affetto che mi ha circondato in questi giorni, mi è comunque chiaro che non ho ancora ben deciso che direzione dare alla mia vita (lavorativa). Però perlomeno mi è anche chiaro quali sono i miei punti fermi e tutto quello a cui non potrei mai rinunciare.

venerdì 16 settembre 2011

Colpi di testa

Sì, sto per fare un colpo di testa. Ma non l'ho ancora fatto, perciò se pensate che io stia compiendo uno sbaglio madornale avvisatemi, please. Riempitemi il blog di commenti e la casella mail di messaggi minacciosi. Siate convincenti, perché pare che ormai la decisione sia presa. Dal mio cervello e dal mio cuore, senza che mi abbiano consultato. Io infatti sono spaventata a morte.
Dunque, non so nemmeno da dove cominciare. In realtà il pensiero mi sfiora da un po', ma fino a martedì era appunto solo uno "sfiorare". Ieri invece mi è partito l'embolo, e ho deciso in men che non si dica. Siete curiose, lo so... ecco, uff... mi riiscrivo all'università. L'ho detto. Cioè, ma roba da matti. Sono passati quasi due anni dalla mia laurea magistrale. E avevo giurato che non avrei più dato un esame in vita mia.
E però. Però a quasi due anni dalla laurea sono ancora qui, senza aver fatto molti passi avanti. Di mettere tutto nel cassetto non mi va. Ma pare che con un anno e mezzo di ulteriori fatiche io possa integrare gli esami che mi mancano per poter accedere all'insegnamento. Già. E non ditemi che il mondo della scuola è pieno di precari, perché tanto ormai va così in tutti i settori. Gli unici miei ex compagni che hanno un minimo di stabilità sono proprio quelli che hanno preso questa via. Poi magari me ne pentirò amaramente eh, che d'altronde nel mondo del lavoro, almeno in Italia, ci vuole solo una cosa: il culo. Questo sarà l'ultimo tentativo prima che mi decida ad aprire una pasticceria.
:-D Sì dai, fatemi ironizzare un po' se no piango. Son due giorni che piango. Un po' piango e un po' son contenta, perché mi sembra di aver tirato fuori le palle per riprendere in mano la mia vita lavorativa. Sono stanca di aspettare, almeno così avrò l'illusione di star facendo qualcosa. Continuerò con le mie lezioni private, sia chiaro, e darò gli esami da non frequentante. Anche un po' alla cazzo, sì, chissenefrega del voto. Mi prendo il pezzo di carta che mi serve e via. Che poi sono convinta che tutta sta faccenda dei crediti sia una boiata assurda e che uno per insegnare bene debba smazzarsi sul campo, ma va beh. Volete il pezzo di carta? Lo avrete. Ecco, questo è quello che penso quando prendo coraggio. Nel resto del tempo piango e mi dispero e mi chiedo se ce la farò.
Meno male che c'è lui, che alla notizia, detta così di punto in bianco senza che gliene avessi mai accennato, non ha battuto ciglio e ha detto: "Ok, per me va bene. Io ti aiuto, per quello che posso. Un anno passa in fretta". Lui è proprio speciale, lo so.
Domani è l'anniversario dei miei, e io per rallegrarli gli porto in dono la bella notizia. Che minimo gli viene un colpo, a tutti e due. Cioè, sti poveretti hanno visto mio fratello laureato e con un bel posto di lavoro arrivare un giorno e dire:"Io ho deciso di entrare in seminario". A 26 anni. Io a 26 anni mi riiscrivo all'università. Per fortuna che son sposata, se no si prendono un biglietto sola andata per Honolulu. E anche qui scherzo, perché in realtà ho paura della loro reazione: perché da quando si è capito che la mia situazione lavorativa non era prossima allo sblocco li ho visti spesso preoccupati. Si sa come sono i genitori, non son tranquilli finché non ti vedono sposata e con un posto fisso. Per il primo punto mi sono impegnata, per il secondo purtroppo non dipende da me. Ma nei momenti di sconforto ho avuto paura di leggere nei loro occhi:"Oddio, nostra figlia è una fallita". La figlia perfetta, quella che ha sempre viaggiato come un treno con i suoi votoni, che non ha mai perso un colpo. E adesso è una povera disoccupata, almeno per la legge. Applausone. Poi mi dispiace soprattutto per mio padre, che è uno che mi ha sempre insegnato che con l'impegno si ottiene tutto, che mi ha sempre detto:"Studia, e studia quello che vuoi, vedrai che soddisfazioni". So che soffre, per me e forse anche perché si sente in colpa. Per avermi detto cose che non si sono rivelate vere. E invece io vorrei dirgli che comunque ha ragione, perché nonostante tutto non tornerei indietro, e infatti vado avanti. Però vorrei dirglielo serenamente, non piangendo a dirotto come in questo momento. Va beh, domani si vedrà.
Ora vi ho ammorbato a sufficienza e me ne vado a letto. Vorrei anche dirvi che ho lavato il pavimento della lavanderia alle ore 00.00. Così, giusto per distrarmi.

Lo so che vi chiedete donde sia venuto sto colpo di testa. E' successo che ho mandato una mail a un mio ex prof, coordinatore di facoltà, chiedendogli quanti crediti della specialistica potevano tenermi buoni. Giusto per sapere. E lui mi ha risposto 66, cioè più di un anno di studio. Gli ho risposto tante grazie, che era una bella notizia, ma ci avrei pensato per il prossimo anno visto che ormai le iscrizioni eran chiuse. E invece lui mi ha detto che fino al 30 novembre c'è la possibilità dell'"iscrizione tardiva", quella per i tardi come me, in sostanza. Mi è sembrato un segno del destino: vai Imperfect, questo è il tuo momento, prendilo al volo!
Avrò ragione?! Lo scopriremo solo vivendo... -.-'

mercoledì 14 settembre 2011

Tipologie di mamme (dei miei alunni)

Sono mesi che mi propongo di scrivere questo post, perché negli anni ho accumulato un campionario abbastanza vasto. ;-) Premetto che attualmente adoro tutte quelle che chiamo affettuosamente "le mie mamme", ma comunque non posso fare a meno di notare alcuni loro difettucci. Ovviamente quelle che, a conti fatti, hanno meno pregi che magagne, vengono irrimediabilmente scaricate.

La cafona arrivista: se la conosci la eviti: infatti me ne sono liberata dopo pochi mesi. La mamma in questione è ricca e spocchiosa, perciò convinta che il mondo ruoti attorno a lei. Ti fa sottilmente notare che in fondo devi ringraziarla se ti fa lavorare, è pretenziosa e si impiccia in ciò che fai limitando la tua libertà d'azione. Inneggia ai veri valori della vita e sostiene di insegnarli al figlio, salvo poi urlare come una scaricatrice di porto quando lui non la ascolta o sussurrargli:"Dai amore-tesoro-caro, studia così poi diventi notaio e la mamma ti compra uno studio grandissimo pieno di impiegate che fanno quello che vuoi"*.
Generalmente ha un figlio maleducato e convinto che tu sia al suo servizio, oltre che intellettivamente poco dotato (e che perciò notaio non diventerà mai).
Ovviamente i fallimenti del principino di famiglia - che ha 2/3 nomi aristocratici - sono imputati a te.
La tipologia è inoltre da evitare perché la mamma riccona ha il braccino corto, al punto di pagarti con le monetine per non darti un centesimo di mancia.

L'apprensiva ansiotica: vorrebbe che il figlio scavezzacollo fosse invece sempre preparatissimo, ha il terrore che lui le nasconda di avere una verifica proprio il giorno dopo e si affida a te come al Padre Eterno, usandoti spesso anche come psicologa personale: si fa infatti consigliare pressoché su tutto ciò che riguarda la vita scolastica del pargolo (e non solo), dandoti certo innumerevoli soddisfazioni. Tranne quando ti chiama durante o dopo cena tenedoti al telefono mezz'ora, o quando ti rincorre mentre te ne vai e sono già le 8 di sera.

La ritardataria cronica: arriva sempre con minimo 10 minuti di ritardo e scarica la colpa sul figlio. Viene a riprenderselo con un ritardo ancora maggiore invocando terribili cause sovrannaturali. E' quindi consigliabile appiopparle le lezioni di fine giornata. Di solito si sente terribilmente in colpa per la sua mancanza di puntualità e si scusa per mezzo di mancette o regalini. Se invece non si scusa mai è una cafona e va scaricata.

L'insicura: si porta dietro un bagaglio di insicurezze risalente al suo passato scolastico non proprio impeccabile. Vorrebbe che il figlio fosse un genio per riscattare i suoi fallimenti e il fatto che lui invece non lo sia la scaraventa in un pessimismo apocalittico. Chiede continue conferme e le tue rassicurazioni la rasserenano.

La castrante: sostiene che il figlio è un senza-palle (ahimé anche davanti a lui) e non si rende conto che è il suo fare aggressivo a privarlo degli attributi. Lo sottovaluta e non lo ritiene capace di organizzarsi, quindi pensa a tutto lei, al punto che lui a malapena sa quando deve venire a lezione. Di positivo ha che perlomeno crede in te e spera che tu sia in grado di restituirle un figlio migliore.

La mamma fantasma: non si vede e non si sente: porta il figlio senza scendere dalla macchina, lo viene a riprendere e fugge via senza parlarti. Non sai se le interessi sapere come stanno andando le cose e quindi ti chiedi per quale motivo continuiate il vostro rapporto lavorativo. Hai il dubbio che ti usi solo come baby sitter.

La severa dolcissima: altrimenti detta mamma ideale. Alla categoria appartiene chiaramente mamma B. Sebbene la definizione sembri ossimorica, in realtà i due concetti si sposano a meraviglia: sa essere severa e tiene molto all'istruzione dei figli, ma al contempo sprigiona dolcezza sia con te che con loro. E' capace di crescerli equilibrati e sebbene abbiano qualche difficoltà scolastica sa coltivare la loro autostima, rendendoli consapevoli dei propri limiti ma comunque sicuri di se stessi. Ti adora e ti riempie di attenzioni ripetendoti spesso:"Come faremmo senza di te!". Anche tu la adori, è ovvio.
(Non serve dire che questa è la mamma che in un futuro vorrei essere io).

*Giuro che la frase in questione è stata realmente pronunciata. No, non ci crederei nemmeno io se non l'avessi sentita con le mie orecchie. Sì, impiegate di tutto il mondo, unitevi e lapidatela.

Se vi va, mamme blogger, ora potete dirmi a quale categoria pensate di appartenere voi. ;-)

giovedì 21 luglio 2011

...E parlo di voi...

Sto schiantando dal sonno, giuro, ma non voglio andare a letto prima di rendervi partecipi di una cosa bellissssimaaaa!!
Ebbene, da un paio di settimane sono entrata nel team di Wikio Experts: scrivo articoli per la categoria "Famiglia e relazioni". Niente di che eh, la paga per pezzo è una miseria, però pagano, e questo è già tanto. ;-)
Ma la cosa bellissssimaaaa è che... in un mio articolo parlo di voi, mie amate bloggeramiche!!! Ed in particolare di Satoko di Chicche e Coccole, Sononera di Tanto va la gatta al lardo e Ladybug di La libertà non ha prezzo!
Se volete saperne di più... leggete qui!!! Il tema? Di matrimonio e altre storie... ;-)


Non odiatemi, ma faccio un pochetto di spam... Questi sono gli altri miei articoli:
- Regalo per lui: come sorprendere il partner
- Cosa s'intende per commercio equo e solidale?
- Dichiarazione d'amore, ieri e oggi
- Tutela dei diritti dell'infanzia: i principi sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite

giovedì 14 luglio 2011

Certi alunni mi suscitano analisi interiori

Dunque, come dico sempre, mi ritengo una persona con le palle.
Però a volte mi vengono a mancare, checcidevofa'.
Solo che non capisco perché. Ora vi espongo la questione così magari mi aiutate, eh.
C'è questo mio nuovo alunno che viene tutti i giorni (e ha iniziato la settimana subito dopo la fine della scuola: poeraccio, eh? Lo penso anche io, sì). Ma non è colpa mia se si è rimediato 3 debiti. Matematica, inglese e storia. Una mazzata proprio.
Sua madre* mi ha raccomandato di assegnargli di volta in volta dei compiti, in modo che faccia qualcosa anche a casa.
All'inizio era un alunno solerte e volenteroso, roba che mi chiedevo come mai fosse in una situazione così disastrosa. Poi son saltate fuori le magagne. Tipo:
-Hai fatto tutti i compiti di mate? Sì? Gli esercizi ti sono usciti tutti?-
-Sì sì-.
Controllo e... ops, questo risultato è sbagliato. E pure questo.
Ieri mi ha detto che gli avevo lasciato solo un esercizio di inglese, ma ero quasi sicura che non fosse così. Oggi ho ritrovato il resto del compito che gli avevo dato, non fatto ovviamente: insomma, sgamato in pieno.
Lo vedevo che sudava freddo. Ma ho finto di nulla. Cioè, la me più vera gli avrebbe fatto una sclerata. Invece ho detto: -Ah, ma questo esercizio non era quello che mi dovevi finire? Va be', forse non l'avevi più segnato...-.
Eppure io ODIO essere presa per il culo. Dimmi che ti sei dimenticato, che non hai avuto tempo. Mica ti do il voto.
Però sono anche una timida, in fondo. E con le persone timide, come questo ragazzo, sono più a disagio. Faccio fatica a instaurare un rapporto più aperto e terra terra. In pratica, gli lascio pensare che sono ingenua e mi può fregare.
Ah, per la cronaca, lui è un timido che tenta di fare il duro, il macho. Con me non attacca minimamente perché certi meccanismi mi sono notissimi. Ieri è arrivato con il pacchetto di sigarette in mano e l'ha appoggiato in bella vista sul tavolo. Ogni tanto lo toccava sperando che io lo notassi. E io niente, né gli ho chiesto nulla né ci ho posato lo sguardo. Della serie: "non credere di scandalizzarmi, non ci riuscirai mai". :-D

*Vorrei aprire una mega parentesi a proposito delle mamme dei miei alunni, ma mi sa che preparerò un post a parte. ;-)

mercoledì 29 giugno 2011

Tutto è bene quel che finisce bene

Dunque, cosa vi ho raccontato ieri? Che sono stata in piscina e ho dimenticato là il costume. E che la mia amica spedita a recuperarlo non ne ha trovato traccia.
E cosa vi racconto oggi? CHE IL COSTUME E' NELLE MIE MANI!!! :-))) Ebbene sì, oggi verso le 13.30 ho deciso di tentare l'impresa e tornare in piscina per vedere se riuscivo a scovarlo. Ho cercato nelle ceste degli oggetti smarriti, ma nulla. Stavo per andarmene quando ho pensato che potevo fare una capatina anche nello spogliatoio... ed eccolo lì, appoggiato al bastone della tenda della doccia, proprio dove l'avevo lasciato!!! O la mia amica ieri s'era fatta una canna o era veramente ben mimetizzato (e così si spiega perché non me l'ha fregato nessuno!!)... O forse ieri sera ho espiato il mio peccato telefonando a mia suocera tutta carina e coccolosa... :-D

Ehm, poi c'è da dire che mica si può pretendere che tutto fili liscio come l'olio... E quindi nel bel mezzo dello spogliatoio, pieno ma proprio PIENO di donne simil nude, eccomi scivolare come un'ebete sul pavimento bagnato andando a sbattere contro il bidone della spazzatura. No cioè, una roba che ho invocato immediatamente il dono del teletrasporto. Ma siccome ero già stata fortunata non sono stata esaudita. Tutte a chiedermi: "Ti sei fatta male?" e io: "No no, tutto benissimo!" mentre mi fiondavo alla porta con la testa bassa. Oddio, spero non ci fosse nessuno che mi conosceva. -.-'

Perciò il mio martedì ha in parte riscattato il lunedì, anche se non è che sia comunque di ottimissimo umore. Che la gente ancora non ha perso il brutto vizio di farsi i cazzacci miei e di sindacare sul mio lavoro. E pure di chiedermi perché non sono ancora incinta.
Però stavolta perlomeno ho avuto la prontezza di rispondere: "Ok, il mio lavoro non mi dà futuro come dici tu, quindi... chi me la paga la maternità?!".
Santa pazienza!!!

Ma dato che amo vedere il bicchiere mezzo pieno... Direi che sono una donna fortunata! ;-)

sabato 4 giugno 2011

Aggiornamenti

Non capisci quanto tieni ad una cosa finché non sei sul punto di perderla. Lo so che non sono la prima a dirlo, ma di sicuro da oggi ci credo ancora di più. Perché questi ultimi giorni sono stati tra i più intensi degli ultimi mesi, soprattutto dal punto di vista psicologico.
Ok ok, ora è giunto il momento che vi racconti per bene. Dunque, la scorsa settimana ho scoperto che un'agenzia di assicurazioni con sede nel paese confinante con il mio cercava una responsabile della selezione del personale laureata in discipline umanistiche. Ho risposto con entusiasmo all'annuncio. Quando mi hanno telefonato per fissare il primo colloquio mi sono sentita molto contenta. Poi, la notte precedente al grande evento, ho avuto una fase di scoramento pensando - con il pessimismo cosmico che ultimamente mi appartiene - che sarebbe stata la solita fregatura. Invece, il primo step è andato bene, mi proponevano il maledetto cocopro ma con uno stipendio dignitoso e il lavoro mi è parso interessante. Lunedì mi hanno richiamato per fissare il secondo colloquio. Ero molto più ottimista. Però poi l'entusiasmo mi è passato, perché mi hanno spiegato meglio cosa dovevo fare e qualcosa stonava: con la crisi che c'è, il mio compito era quello di convicere la gente ad accettare il posto di consulente?! Eh sì, perché i primi mesi i nuovi collaboratori hanno solo un rimborso spese, e poi sono costretti ad aprire partita IVA... Ora, io non ho nulla contro la partita IVA, a patto che venga usata nel modo giusto: cioè da un libero professionista, e non da uno che è costretto a fare il dipendente ma non ha nessuno dei diritti dei dipendenti. E niente, il colloquio è finito e io ero quell'attimo perplessa. Poi ho passato un giorno in piena crisi esistenziale, chiedendomi cosa avrei dovuto fare se mi avessero chiamata per il sì. Chiedendomi cosa avrei detto ai miei alunni che sono in fase esami e che avrei dovuto abbandonare su due piedi. Ho pianto tutte le mie lacrime eh. Ma chevveloddico a fare, tanto lo sapevate già ;-). E ho capito che dovevo sfogarmi con qualcuno (oltre al maritino, che si sorbisce sempre tutto), perché ho il brutto vizio di tenermi tutto dentro, soprattutto le cose "scomode". Ho scritto a vari amici fidati, ho parlato con i miei. Tutti a dirmi di accettare (tranne il maritino, che mi conosce per davvero). Oggi era il giorno della risposa; stanotte ho dormito da cani, e ho realizzato che avevo il TERRORE che mi prendessero. Ogni volta che il telefono ha squillato ho sobbalzato. Di fronte alla mamma B. che mi diceva come al solito "se non ci fossi tu" mi sono sentita sprofondare. Al papà della dolcissima M. che mi chiedeva: "Bisognerà lavorare anche quest'estate, eh?" ho risposto con un "sì" titubante.
Ma non mi hanno chiamata. Al ritorno dalle lezioni ho trovato una mail che mi diceva che la selezione era stata chiusa e - accidenti - non avevano preso me. ACCIDENTI. Allora perché sono così felice?!? Forse perché quello che faccio adesso mi piace, mi gratifica immensamente, e mi mantiene pure bene. E stai a vedere che a forza di cercare ho scoperto che il meglio ce l'ho già. Mi sa che io me la apro la partita IVA, e finalmente regolarizzo il mio strano lavoro (sarò la prima in Italia? :-o).

Per concludere, vorrei dire: ma se con il cocopro la maternità non me la pagate, perché al colloquio non vi esimete dal chiedermi: "Ah, ma sei sposata! E i figli?". La prossima volta rispondo: "Sono sterile". Giusto per vedere la faccia che fanno. Poi dicono che la parità dei sessi è stata raggiunta. Eh sì, infatti, si vede proprio.

venerdì 20 maggio 2011

A tu per tu col disincanto

Sono una persona disincantata.
Oh, cazzo, l'ho scritto.
Cioè, è un po' che mi sfiora quest'idea, ma forse mai come oggi l'ho messa a fuoco.
Non che ci sia nulla di male nella cosa, anzi. Aiuta a prevenire un mare di delusioni. Solo che faccio a fatica a capacitarmene perché io, prima, non ero così. Assolutamente. Io sono nata sognatrice, con la testa fra le nuvole, abituata a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e fiduciosa nel prossimo così come nel futuro.
Certe cose mi hanno cambiata.
L'incanto ho iniziato a perderlo nei confronti delle persone. Quando la mia migliore amica delle elementari, una volta alle medie, mi ha voltato le spalle. In grande stile, cioè sputtanandomi a destra e a manca. Ma non ho imparato la lezione, e allora ho pensato bene di prendermi una decina di altre palate giusto per verificare che non era il caso di credere troppo in chi diceva di volermi bene. Poi ho capito, e sono diventata diffidente. Mi espongo molto meno di un tempo, racconto poco, mi apro con pochissime persone, e preferisco farlo scrivendo. Ho costruito il mio muro personale.
Col tempo sono diventata disincantata anche nei confronti del futuro. Ho capito che l'impegno di anni sui libri non vale granché. Che con i miei diplomi di laurea alcuni si fumerebbero allegramente i cannoni. Che forse ho sbagliato qualcosa. Ma che ad ogni modo non sono fatta per stare con le mani in mano e allora mi sono reinventata.
Ho smesso di soffrirci (forse).
Stamattina ho ricevuto una telefonata da un'agenzia di comunicazione a cui avevo mandato il curriculum; mi chiedevano un colloquio urgente per domani. Ecco, nell'ordine, le emozioni che ho vissuto in meno di tre ore: ansia, eccitazione, gioia, perplessità, ansia, dubbio, disincanto.
Perché dopo la telefonata ho iniziato a organizzarmi. Mi sentivo contenta perché pareva che l'agenzia avesse proprio fretta. Hanno insistito perché trovassi un buco per domani mattina. Poi mi ha sfiorato un dubbio. L'ho messo via. Mi ha risfiorato. Ho ri-telefonato. "Ah, quindi 6 mesi totalmente gratis? Nemmeno un rimborso? Impossibile trattare? Ah. Be', allora no, grazie". In realtà avrei voluto aggiungere "sfruttatori-di-merda-schiavisti-del-nuovo-millennio", ma mi son trattenuta.
Quello che più mi ha stupito è che dopo una simile delusione ho continuato a fare le mie lezioni come se nulla fosse. Sorridente e paziente come sempre. Ho mandato un sms alla mia alunna universitaria confermandole la lezione per domani mattina, quasi sollevata di non doverla spostare. Sono andata avanti caparbia fino alle 8 senza perdere un colpo. Come se in fondo sapessi fin da subito che c'era la gabola. Come se ormai fosse impossibile il contrario.

L'incanto mi è rimasto solo in amore. Almeno lì spero di non essere costretta a svenderlo.

(e ringrazio come sempre la dolcissima mamma B., che forse ha capito che il mio sorriso era un po'offuscato e mi ha ripetuto infinite volte "Meno male che ci sei tu").

martedì 19 aprile 2011

Il gioco vale la candela? Forse no.

Avete mai pensato che forse il gioco non vale la candela? Che i vostri sogni disperdono le poche energie che avete? Che magari sarebbe meglio invertire la rotta? Io sì. Stasera. Dopo aver impiegato 4 ore a scrivere un curriculum dettagliatissimo per un'azienda che probabilmente non lo prenderà in considerazione (e nel quale mi sono definita tenace e determinata... ah ah). Sono qui stanca morta davanti al computer a chiedermi dove ho sbagliato. Perché chi ha sgobbato la metà di me adesso è messo meglio, lavorativamente parlando. Non è che mi rode, mi domando solo se davvero l'impegno valga qualcosa nella vita. O se mi abbiano sempre preso per il c--o.
Ah, da qualche parte devo aver scritto che sono un'ottimista, vero? Lo sono eh, se leggete bene tra le righe si capisce. O forse no.
Ora vado a compiangermi in solitudine così poi non dite che il mio blog trasuda vittimismo e pessimismo cosmico. :-D

lunedì 21 marzo 2011

E tu, che lavoro fai?

Ecco, quando mi fanno 'sta domanda io tremo. Annaspo. Cerco un'ancora di salvezza. E di solito non la trovo.
Tento di calcolare in un nano-secondo il tipo di interlocutore che ho di fronte e di formulare quindi la risposta migliore. Il problema è che la definizione più concisa e figa sarebbe "il precettore privato". Ah ah. Zittirebbe molti, non tanto perché soddisfatti della spiegazione, quanto perché inebetiti e alla ricerca del significato della parola "precettore" nel proprio vocabolario personale. Finora non l'ho mai usata come risposta, eh. ;-) La tengo lì per le persone invadenti e con la puzza sotto il naso, giusto per destabilizzarle un po'.
Di solito arrossisco mentre spiego un po' affannosamente che do lezioni private a 10 ragazzi per una media di 4-5 ore al giorno, che nel mio ambito c'è crisi ma non demordo e ho vari progetti, che comunque sono contenta e bla bla bla. Già il fatto di arrossire mi manda mentalmente in bestia: la odio questa mia caratteristica, e odio anche il senso assurdo di vergogna che provo dovendo parlare di questo mio strano lavoro. Che poi non è così strano, solo che semplicemente pare non sia considerato tale dal 90 % delle persone. Eppure richiede tempo ed è retribuito, cioè possiede i due requisiti fondamentali per essere definito un lavoro, appunto.
E' un po' avvilente questa cosa. Un po' tanto. Che poi se ci penso, mi rendo conto che la mia vita sarebbe molto peggiore senza i miei alunni e che giorno dopo giorno ottengo soddisfazioni che con certi lavori ti sogni. Rientrando a casa, anche se sono le 8 di sera, di solito sorrido. Ed è la cosa più importante. Certo che non ho studiato per fare questo tutta la vita, ma è questo che ora la vita mi offre e mi va bene così. Però il fatto che gli altri lo considerino poco più che un hobby mi fa stare male. Sarà che dalle mie parti il lavoro è tutto per una persona - pure troppo - sarà che io mi faccio troppo condizionare dal giudizio altrui, sta di fatto che quando qualcuno mi pone la fatidica domanda mi rende di cattivo umore per alcune ore. Se non per giorni.
Odio sentirmi così. Odio dover prendere atto del fatto che non è poi servito a molto laurearmi  il più velocemente possibile e con il massimo dei voti. Mi rode un po' anche vedere che gente che si è sempre sbattuta il meno possibile ha avuto in poco tempo la classica "botta di c...".
Stanotte il mio sonno avrà un gusto amaro, già lo so.

giovedì 24 febbraio 2011

Bipolarismo e sensi di colpa

Succede che il mio carattere contraddittorio a volte riesce ancora a farmi stupire di me stessa. Ehsssì. Credo di essere affetta da una forma di bipolarismo raro e preoccupante. Cioè, è vero o non è vero che quasi quotidianamente assillo pure voi con la mia ansia da moglie-mancante-principalmente-di-un-lavoro-dotato-di-contratto? Ebbene, mi capita anche di essere colpita da attacchi di angoscia all'idea di essere chiamata per un impiego full time che mi impedirebbe di continuare a seguire i miei numerosi e amatissimi alunni. Credo di avervi già detto che mi piace farmi ultra particolareggiati film mentali. Ecco, quando mi spingo a fantasticare su un meraviglioso lavoro in una rinomata casa editrice mi vedo in lacrime a salutare i miei adepti e a giustificarmi con le famiglie per il repentino abbandono. E soffro, porca tr..., soffro pure mentre mi immagino tutto nella mia mente malata. Sono patologica, lo so.

Per giunta, in questi giorni mi rendo sempre più conto di quanto i sensi di colpa siano parte integrante della mia vita. Io ho sensi di colpa nei confronti di tutti, cazzo. E dico di TUTTI, anche di Gino di Telecom Italia al quale ho messo giù la cornetta in modo frettoloso.
Ho immani s.d.c. nei confronti del maritino, che costringo sempre più spesso a cenare dopo le 8 a causa delle mie lezioni che si protraggono ormai oltre il limite del consentito. Oddio, gli ho detto più di una volta che può benissimo iniziare a mangiare senza di me, ma lui - che è un marito caro e affettuoso ;-) - vuole proprio aspettarmi. Anche se non sempre riesce a dissimulare il disappunto, come stasera. E mi dice: "Ma insomma, digli che finisci mezz'ora prima! Hai una famiglia!". Appello disperato che purtroppo non riesco a raccogliere, dato che, ebbene sì, ho enormi s.d.c anche nei confronti dei miei alunni, perché magari sono andata via senza che sapessero la lezione a menadito o senza puntualizzargli quell'importante concetto, o perché mi hanno chiesto di fare un'ora in più questa settimana ma proprio non so dove piazzarli.
E poi ho s.d.c nei confronti di mia mamma quando non le dedico abbastanza tempo, di mia suocera quando la saluto frettolosamente, della mia cagnolina - it's incredible :-o -quando scappo senza accarezzarla...
Sono grave, decisamente. ;-)

mercoledì 23 febbraio 2011

Chicche di mamma

Stamattina è passata a trovarmi la mother. Prima che se ne andasse riflettevamo sul fatto che tra un mese e mezzo compirò 26 anni (:-o oh mamma, davvero?!?). Poi lei se n'è uscita con questa frase: "Alla tua età io credevo di essere tremendamente in ritardo. Non avevo ancora figli e non avevo un lavoro. Poi, nel giro di un anno, ho avuto tutte e due le cose".
ALLORA C'E' SPERANZA ANCHE PER ME!!! ;-)
Premetto che, come ho scritto in altri post, non avrei intenzione di rimpolpare a breve la famigliola. Per quanto riguarda il lavoro invece, Dio benedica le ripetizioni, probabilmente l'unico mercato in crescita di questi tempi, ma se arrivasse anche qualcos'altro di concreto qui non si piangerebbe eh!!
Detto questo, la riflessione che mi è balenata nella mente dopo la chicca della mother è che da un giorno all'altro molte cose possono cambiare. In bene, oppure in male. E che non voglio perdere la mia serenità in attese febbrili. Voglio godermi quello che ho.

sabato 19 febbraio 2011

Inquietudine

Sono di ritorno da quella che noi chiamiamo "pizzata universitaria", ovvero la rimpatriata bimestrale tra compagni di università. Risate, chiacchiere, sorrisi. Queste serate mi rigenerano sempre un po'. Ma c'è anche l'altra faccia della medaglia. Stanotte sono inquieta. Perché mi sembra di essere rimasta un passo indietro rispetto a tanti, che un contratto - seppur molto precario - ce l'hanno. So di non potermi lamentare, ma in queste situazioni il confronto è inevitabile. E penso a quell'opportunità sfumata perché il matrimonio era ormai alle porte...
In sottofondo, quella notizia arrivata mentre mi stavo preparando per andare. Non so nemmeno io cosa mi abbia provocato dentro. Ho cercato di ricacciarla indietro per tutta la sera, ma ora è qui che bussa. Un ex amica in coma dopo un incidente. Un rancore nei suoi confronti che ancora non riesco a spegnere, il ricordo dei torti che mi ha fatto. Ma ha senso, adesso? Sento un sotterraneo e insensato senso di colpa. Credo sia inevitabile in questi casi. La paura di non poter più avere occasione di chiarire. Di aver sprecato troppo tempo a farsi del male.