martedì 21 gennaio 2014

Sul lavoro, sulle mamme, sulle mamme al lavoro

Nei giorni scorsi ho letto diversi post che hanno risvegliato in me parecchie riflessioni. Scomposte, a volte contraddittorie, a volte più simili a veri e propri moti di indignazione.
Mi è tornato in mente un episodio che risale a più di un mese fa e che voglio raccontarvi, perché fa bene al cuore. Il secondo sabato di dicembre abbiamo fatto un open day a scuola, che ci ha impegnato l'intero pomeriggio; la sera era prevista una cena tra colleghi, a cui sono stati invitati anche gli studenti più grandi, ai quali avevamo chiesto un aiuto nell'organizzazione dell'evento. Ero combattuta sul partecipare o meno alla cena: già lavorare il sabato pomeriggio mi avrebbe tenuta lontano dal mio bambino, e visto che l'week end voglio sia dedicato soprattutto a lui non mi andava l'idea di non vederlo fino alla domenica mattina. Avrei potuto lasciarlo col papà, ma per quella sera anche lui era impegnato in un concerto. Così, dopo vari tentennamenti, ho deciso di partecipare, ma portandomi dietro il pargolo. Il maritino me l'ha portato a scuola verso le 18.00 e, dopo essere stato coccolato da vari colleghi, è venuto con me al ristorante. Certo, un bimbo di 18 mesi non è esattamente "contenibile" e tenerlo seduto ad un tavolo per più di un quarto d'ora è praticamente impossibile. Questo vuol dire che ho passato molto tempo della cena in piedi, perdendomi stralci di conversazioni, e che alle 22.00 ho salutato tutti perché per il pupo era giunta l'ora della nanna. Non nascondo che, tornando a casa, mi sono chiesta se avessi fatto bene a partecipare: molte colleghe mamme non sono venute, altre invece hanno lasciato a casa i figli. Ero l'unica col bimbo al seguito. Mi sono chiesta se gli altri l'avessero visto come una "palla al piede". 
Cosa c'è di bello in tutta questa storia? C'è che la sera dopo ho ricevuto un sms del Preside, giovane, rampante e senza moglie e/o figli. Diceva più o meno così: "Grazie per essere venuta ieri sera con il tuo bimbo. È stata una bella testimonianza anche per i nostri ragazzi vederti in veste di mamma oltre che di professoressa". Che dire, è scesa qualche lacrima. Ho ringraziato il Cielo per aver la possibilità di lavorare con un capo così lungimirante. D'altronde, ha deciso di assumermi con un figlio piccolissimo senza battere ciglio. La morale? Spesso noi donne siamo costrette a vedere i nostri figli come "palle al piede" perché qualcuno ci fa credere che sia così, invece dobbiamo abituarci a vederli come grandissime risorse. E a vederci come portatrici di valore aggiunto anziché costrette a dover dimostrare che NONOSTANTE l'handicap della mammitudine siamo ottime lavoratrici.

Ecco perché questo post di Domitilla Ferrari mi ha fatto arrabbiare tantissimo (come altri in passato), quasi che la donna debba, per essere una lavoratrice doc, passare un numero spropositato di ore fuori casa, ammazzarsi di fatica senza lamentarsi in nome di chissà qualche carriera. Come se le donne che fanno il proprio dovere senza però voler rinunciare a passare parte della propria giornata con i figli siano pretenziose, anzi addirittura la causa stessa della "svalutazione" della donna nel mondo del lavoro! Ricordo un post di Elasti in cui raccontava che nella redazione del suo giornale erano arrivati i grandi capi di alcune nazioni estere e... Sorpresa! Alcuni erano donne e lavoravano part-time. Eh sì, donne manager senza per forza sgobbare 12 ore al giorno. Senza giocare l'alibi del "se alcuni papà lo fanno, perché non posso farlo anch'io che sono mamma?". 

5 commenti:

Mamma Avvocato ha detto...

Credo che tu abbia fatto benissimo a portarti il piccolo e ad andare a cena comunque e mi auguro che nel futuro ci siano sempre più capi così.
Quanto al post di Domitilla, anche a me ha fatto molto arrabbiare.
Mi fanno arrabbiare le donne che approfittano della maternità per prendersi false gravidanze a rischio o mettono in difficoltà l'azienda per farsi i prorpi comodi ma non credo che sia colpa loro (o almeno non solo e non più di tanto) se le donne, non solo le già mamme, sono discriminate sul luogo di lavoro (e non solo).
Quella è solo una piccola parte del problema e non certo la più importante.
E poi condivido la tua opinione.
Benissimo lavorare 12 ore al giorno, se è quello che vuoi fare ed essere, ma affermare che sia il modello ed il modus operandi giusto e che tutteb le altre mamme siano delle sfatigate, no.
Credo al tempo di qualità ma anche al giusto equilibrio e al mettere i figli al primo posto, almeno da piccoli.
E mi dibatto nell'incertezza della scelta dell'orario della materna, del dopo scuola, dell'organizzazione del mio lavoro.
Come vedi, anche le mie riflessioni sono confuse!

Nina ha detto...

Ho letto il post di questa simpatica Domitilla, credo che questa sua mancanza di empatia e sensibilità nei confronti di chi ha una famiglia e dei figli sia dovuta al fatto che non ne ha e che per ora la sua vita è tutta incentrata su lavoro ed ambizione... Io sto studiando, spendendo molto meno di Domitilla, studio in una Università pubblica perché questa posso permettermi e non ho sogni meno ambiziosi di altre donne... eppure credo che se un giorno questi miei sogni non dovessero realizzarsi, ci saranno tanti valori tra cui l'affetto della famiglia che avrò, a permettermi di essere comunque una donna serena e orgogliosa...
e non credo assolutamente che la realizzazione sul lavoro possa sostituire l'affetto della famiglia...

In ogni caso sii fiera di te, per tutto l'impegno che metti in ogni ruolo che ricopri... :))

Ciao, Nina

Peggy Lyu ha detto...

Hai fatto bene a portarti il bimbo alla cena..e mi fa piacere che il tuo capo abbia apprezzaoto. Dalla mia ti posso raccontare che a causa di un corso improvviso (avvisato la mattina per il pomeriggio) una collega ha dovuto portare il bimbo con sè e non è stata guardata bene per niente. Bel mondo..
Mi hai dato giusto spunto per un post... Grazie!

Erika Frigo ha detto...

Non voglio usare frasi fatte... Mi permetto di esprimere le mie idee senza valutare gli altri... Sono una mamma e lavoro... Dividere i compiti con mio marito è giusto... In fondo lo abbiamo fatto in due e lo stipendio, se permettete, vorrei fosse equo e paritario. Ho un figlio solo e lo adoro ed è un prolungamento della mamma... Precludere la possibilità ad una donna di ccrescere è una dimostrazione di mancanza di equità... opinioni, ma vorrei fossimo noi a poter scegliere!

ImperfectWife ha detto...

@MammaAvvocato: totalmente d'accordo con te! :-)

@Nina: quanto sei cara e dolce! Sai cos'è la cosa "bella"? Che questa Domitilla è sposata ed ha una figlia, solo che dai suoi post spesso non si capisce... E questo la dice lunga! ;-)

@Peggy: mi spiace molto quando sento certe cose...

@ Erika: non ho ben capito il tuo commento. Io ho detto che non deve esserci parità di stipendio tra uomo e donna? O che non si debba dividere i compiti equamente in famiglia? Il post che ho criticato di Domitilla è "Cinque cose di donne e lavoro".