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giovedì 6 ottobre 2011

Io (non) sono strana

Ci sono quelle situazioni in cui un po' devi avere la faccia di tola (o di c--o, come preferite), però tutto sommato la tiri fuori, perché tanto non ci perdi niente.
Premessa n° 1: io sono una di quelle persone che stanno spesso nel loro, che non si mettono a chiacchierare con gli sconosciuti, che non amano attaccare bottone per il gusto di conoscere qualcuno di nuovo.
Epperò ogni tanto mi stupisco di me stessa. Faccio cose che, anche ripensandoci dopo anni, mi chiedo come mi sia venuto in mente di fare.
Premessa n° 2: io amo la matematica. Ebbene sì, sono una letterata con la passione per i numeri. Tant'è vero che ora come ora faccio più ripetizioni di matematica che di italiano o latino. I numeri mi divertono. Risolvo esercizi come se fossero passatempi: una roba tipo sudoku.

Fatto sta che anni fa, di ritorno dall'università, me ne stavo seduta nella sala d'attesa della stazione dei treni in attesa della coincidenza. C'era tempo, ma non avevo voglia di studiare. Né sarei riuscita a concentrarmi, visto che c'era un sacco di gente e tutti parlavano. Ad un certo punto, mi sono soffermata sulla voce di una ragazza al telefono. Parlava con la sua alunna di ripetioni, che le stava dettando un problema che non riusciva a fare. Poi si sono salutate e la tipa si è messa a raccontare la cosa all'amica seduta a fianco, tutta impanicata perché il problema le sembrava difficile e non sapeva risolverlo nemmeno lei. Allora, così per gioco, mi sono segnata i dati mentre loro ne discutevano. Ho trovato la soluzione. La ragazza invece era sempre più agitata e ripeteva: "Cosa dico adesso a sta qua?!". E insomma, mi sono alzata, sono andata verso di lei e le ho detto: " Ciao, scusami ma ti ho sentito parlare del problema, se vuoi io l'ho risolto, così, visto che non sapevo cosa fare". Lei mi ha guardato basita. Eccerto, c'è pieno di gente che quando non sa cosa fare risolve problemi di geometria altrui. Gliel'ho spiegato e poi me ne sono andata tutta di corsa dalla sala d'attesa, come se il mio treno arrivasse a minuti (ma mancava almeno un quarto d'ora), mentre lei mi ringraziava tra il sollevato e l'incredulo. Sentivo - ma forse era paranoia - che anche il resto delle persone presenti mi stavano guardando stralunate.
Mi sa che quando si parla di gente strana che s'incontra sui mezzi di trasporto o nelle stazioni qualcuno cita me!! :-D

Cioé, ma dai: ancora adesso mi chiedo come ho trovato il coraggio! ;-)

mercoledì 26 gennaio 2011

Stranezze della vita

La mamma di Y. mi dice che la dottoressa esperta di dislessia che lo segue ormai da anni mi vuole parlare. Dice di telefonarle presso il qualificatissimo centro, che mi darà qualche dritta in più per affiancarlo nello studio.
Chiamo. E' occupato. Richiamo. E' occupato. Richiamo. Se n'è andata, torna nel pomeriggio. Epporcattr...
Sto uscendo, un'alunna mi aspetta. Driiin.
Sarà quella della Telecom. Non rispondo. Va beh, rispondo, magari è per lavoro (ahahah, battutona... ebbene sì, la speranza è sempre l'ultima a morire -.-').
"Pronto, sono la Dottoressa Q."
"Ah, bene, l'avevo cercata, mi dica!" (tono gaudente, perché mi scocciava dire alla mamma di Y. che non l'avevo trovata per l'ennesima volta)
"..."
"La mamma di Y. mi ha detto che voleva darmi dei suggerimenti, la ascolto"
"..."
"Ah ma lei non è la professoressa della scuola, è quella di ripetizioni" (tono deluso)
"Sì, eh sì" (tono quasi di scuse, però dai, dimmi quello che mi dovevi dire, sei stata tu a chiedere di me, no?!)
"No sa, stiamo organizzando un incontro con i professori della scuola di Y., volevo sapere da lei quali sono le materie in cui ha più difficoltà, cosa riscontra..."
A questo punto, sono un po' perplessa. Non doveva darmi delle strategie? Illuminarmi? Spianarmi la strada? La telefonata si risolve invece in una richiesta di informazioni da parte sua, che - mi viene il dubbio - deve parlare con i professori ma non ne sa poi molto di Y. dal punto di vista prettamente scolastico. Carpisce news, mi dice un paio di cose ovvie, si congeda bellamente.
Mah.
Seguo Y. ormai da due anni, per una media di 6-7 ore settimanali. Prima di lui non avevo mai avuto alunni dislessici. Grazie a lui ho imparato molto, ma sottolineo sempre con tutti che non sono un'esperta di questa problematica e che se vogliono pareri più approfonditi devono rivolgersi a degli specialisti.
Oggi mi viene da pensare che tutto sommato pure io c'ho qualche conoscenza in merito, e che potrei tirarmela un pochettino di più. ;-)
Mi viene anche da chiedermi come mai la Dottoressa espertissima abbia detto alla mamma di Y. che doveva darmi suggerimenti, mentre invece a me li ha solo chiesti. Stranezze della vita.